Se hai in programma di rinnovare l’impianto di riscaldamento della tua casa o stai semplicemente pensando di sostituire la vecchia caldaia c’è una novità normativa importante che potrebbe riguardarti direttamente. Dal 3 agosto 2026 entra in vigore una parte fondamentale del D.Lgs. 5/2026, il decreto che recepisce la direttiva europea RED III sulle energie rinnovabili, e che introduce nuove regole su come devono essere progettati e realizzati gli interventi sugli impianti termici degli edifici.
Non si tratta di qualcosa che riguarda solo i professionisti del settore. Se sei il proprietario di una casa e stai valutando lavori di questo tipo, sai che la distinzione tra una semplice sostituzione e una vera ristrutturazione dell’impianto può fare la differenza in termini di obblighi, documentazione e scelte tecnologiche.
Cosa dice la direttiva RED III e perché conta per le famiglie
La direttiva europea RED III (Renewable Energy Directive III) punta ad accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili negli edifici residenziali e commerciali. In Italia è stata recepita con il D.Lgs. 5/2026, entrato in vigore il 4 febbraio 2026.
Tra le novità più rilevanti per i privati c’è l’aggiornamento degli obblighi legati all’uso di energie rinnovabili quando si interviene sugli impianti di riscaldamento di casa. In pratica, a seconda di come viene classificato l’intervento, può scattare l’obbligo di dimostrare che almeno una quota dell’energia usata per riscaldare l’abitazione provenga da fonti rinnovabili.
Questo cambia in modo concreto le valutazioni da fare prima di avviare certi lavori.
La distinzione chiave: sostituzione del generatore o ristrutturazione dell’impianto?
Non tutti gli interventi sull’impianto di riscaldamento sono uguali agli occhi della normativa.
Il D.M. 28 ottobre 2025 introduce una definizione precisa di ristrutturazione di un impianto termico: si parla di ristrutturazione solo quando i lavori modificano in modo sostanziale sia i sistemi di produzione del calore sia i sistemi di distribuzione e/o emissione. In altre parole, deve cambiare più di una componente fondamentale dell’impianto.
Rientrano nella categoria “ristrutturazione” interventi come:
- la sostituzione del generatore (es. caldaia) insieme a una modifica dei terminali di emissione (es. radiatori) o del sistema di distribuzione
- il passaggio da un impianto centralizzato condominiale a impianti autonomi per ogni appartamento, con la relativa risistemazione degli impianti nelle singole unità
- la sostituzione combinata del tipo di generatore e del vettore energetico (ad esempio da gasolio a metano) accompagnata da modifiche agli altri sottosistemi.
Se invece si cambia solo la caldaia, mantenendo invariata la distribuzione e i terminali esistenti, l’intervento rimane una semplice sostituzione del generatore e segue regole diverse, meno vincolanti.
Quando scatta l’obbligo del 15% di energia rinnovabile
Quando un intervento viene classificato come ristrutturazione dell’impianto termico, entra in gioco uno degli obblighi introdotti dal recepimento della RED III: la quota minima di energia da fonti rinnovabili.
In questi casi, il nuovo impianto dovrà coprire almeno il 15% del fabbisogno energetico attraverso fonti rinnovabili. Questo dato deve essere verificato e documentato all’interno della relazione tecnica energetica, che accompagna obbligatoriamente i lavori.
Non si tratta di un vincolo impossibile da rispettare: le soluzioni disponibili per soddisfare questa quota sono diverse. Una pompa di calore, un sistema ibrido (caldaia + pompa di calore), un impianto solare termico abbinato al riscaldamento, o combinazioni di queste tecnologie sono tutte strade percorribili. La chiave è progettare l’intervento con attenzione, tenendo conto di questo parametro fin dall’inizio.
Da quando valgono queste nuove regole?
Il D.Lgs. 5/2026 è già in vigore, ma per questi specifici obblighi – quelli legati alla ristrutturazione degli impianti termici e alla quota FER – il legislatore ha previsto un periodo di adattamento.
Le nuove regole scattano a partire dal 180° giorno dall’entrata in vigore del decreto, il che significa che diventano operative dal 3 agosto 2026.
Se stai valutando un intervento che potrebbe rientrare nella categoria “ristrutturazione”, hai quindi ancora tempo per pianificare con calma. Ma è già il momento giusto per raccogliere informazioni, chiedere una consulenza e capire quale soluzione sia più adatta alla tua casa.
Cosa cambia concretamente per chi deve rinnovare l’impianto
Per una famiglia che deve intervenire sul riscaldamento di casa, il suggerimento è questo: prima di decidere cosa fare, vale la pena fermarsi a capire che tipo di intervento si sta pianificando.
Se i lavori coinvolgono solo la sostituzione del generatore, le cose rimangono sostanzialmente come prima. Se invece si prevede di modificare anche la distribuzione (i tubi), i terminali (i radiatori o il pavimento radiante), o di cambiare tipologia di impianto, allora ci si trova davanti a una ristrutturazione vera e propria, con tutto quello che ne consegue in termini normativi.
In questo secondo scenario, affidarsi a un professionista qualificato non è solo consigliato, ma necessario. Solo un tecnico abilitato può redigere la relazione tecnica energetica, verificare il rispetto della quota FER e asseverare la conformità dell’intervento.
Verso impianti più efficienti e sostenibili: le soluzioni che convengono
Le nuove norme non vanno viste come un ostacolo, ma come una spinta verso soluzioni che, nella maggior parte dei casi, convengono già oggi anche dal punto di vista economico.
I sistemi ibridi – che combinano una caldaia a condensazione con una pompa di calore – sono una delle soluzioni più diffuse e apprezzate proprio perché permettono di ridurre i consumi, sfruttare la pompa di calore nei periodi più miti e ricorrere alla caldaia nei giorni più freddi, tutto in modo automatico. Riducono la bolletta e, in molti casi, consentono di accedere agli incentivi disponibili.
Le pompe di calore aria-acqua, l’integrazione con pannelli solari termici e i sistemi di ventilazione meccanica controllata sono altre strade che il mercato sta percorrendo con sempre maggiore diffusione, proprio perché rispondono bene ai nuovi requisiti normativi e alle esigenze di comfort delle famiglie moderne.
Documentazione e progettazione: perché non si può improvvisare
Con l’entrata in vigore delle nuove norme, la documentazione tecnica avrà un peso sempre maggiore. La relazione tecnica energetica diventa uno strumento fondamentale per certificare la conformità degli interventi, e la corretta classificazione dell’intervento – sostituzione o ristrutturazione – è decisiva già in fase di preventivo.
Il primo passo, prima ancora di scegliere quale impianto installare, è capire il perimetro effettivo dei lavori. È lì che si determina quale normativa si applica, quali obblighi vanno rispettati e quali soluzioni tecnologiche sono più appropriate.
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